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L'analisi/ Il futuro della Bce

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Il board del World Economic Forum si riunirà il 2 novembre e in questa occasione potrebbe procedere alla designazione del nuovo presidente che diffusamente viene indicato nella persona di...

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Il board del World Economic Forum si riunirà il 2 novembre e in questa occasione potrebbe procedere alla designazione del nuovo presidente che diffusamente viene indicato nella persona di Christine Lagarde. Se così sarà, allora diverrà evidente che la Lagarde ne dovrà trarre le conseguenze per la sua permanenza in carica al vertice della Bce. Già ora, nella situazione di assoluta straordinarietà a livello globale ed europeo - per le ragioni ormai ultranote delle due guerre in corso, della crisi energetica, dei problemi geopolitici, della transizione digitale e ambientale che si riflette sulla politica monetaria e sul sistema finanziario, come la stessa Bce sta analizzando - non appare il massimo della prevenzione avere all'apice della Banca centrale una personalità che sta con un piede dentro e un altro fuori, preparando verosimilmente la valigia per una nuova carica. Finora non si sono registrate smentite, anzi madame Lagarde ha detto e ripetuto che potrà lasciare anticipatamente la carica, incurante della valutazione delle ipotesi di incompatibilità successiva. In altri momenti, si era diffusa la voce di un suo impegno in politica, in previsione dell'elezione, nel prossimo anno, del capo di Stato francese che succederà a Macron e ciò come carta da giocare contro l'asserito anti - europeismo di madame Le Pen. In un modo o nell'altro, insomma, si afferma la prassi delle "porte girevoli" con il di più che queste vengono aperte e chiuse in corso d'opera, mentre si sta ancora assolvendo al mandato non in scadenza. È ipotizzabile che si possa giustificare questo comportamento con l'esigenza di assicurare una giusta successione. Ma quanto potrà impiegare la scelta del nuovo presidente Bce? È da molti mesi che si parla del passaggio del testimone, mentre l'istituzione che più di molte altre è tenuta a valutare i riflessi sui mercati di incertezze nel campo finanziario, sembrerebbe dimenticarlo proprio in questo caso esemplare. Si è perciò aperto da tempo il "totonomine” che vede due possibili successori, lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, ora direttore generale della Banca dei Regolamenti internazionali e già governatore della Banca di Spagna, e Klaas Knot, già presidente della Banca centrale olandese. 
Si diffondono, per la scelta, le qualificazioni ornitologiche tra "falchi" e "colombe" in materia di politica monetaria; il cancelliere tedesco Merz anticipa che al momento opportuno promuoverà una propria iniziativa per la nomina. Non è, però, considerato tra i favoriti il presidente della Bundesbank Nagel, anche perché si dovrebbe ricordare il patto Mitterrand - Kohl, in sede fondante della Comunità europea, secondo il quale la Bce avrebbe avuto sede a Francoforte, ma mai un tedesco ne sarebbe stato presidente. Finora nessuno, però, ha fatto quel che sarebbe necessario: proporre l'identikit del nuovo presidente per i profili professionali, di capacità, esperienza, cultura, specifiche cariche ricoperte, sufficiente assicurazione che non si intenda fare della Bce una pista di lancio per altre cariche con l'abbandono del mandato prima del termine. Ma in questi discorsi che, come si è detto, includono anche il candidato olandese, dimenticando che sarebbe la seconda volta di un presidente di tale origine dopo Wim Duisenberg, è molto singolare che non si includa anche l'Italia, Stato fondatore e certamente con la disponibilità della persona più che in grado di ricoprire la carica in questione. Comunque vedremo quale peso avranno le informali candidature che si rappresentano. Ma, tornando alla Lagarde, la responsabilità che normalmente ha avuto per la presidenza dell'Istituzione europea che funziona meglio di tutte le altre si accresce ora. 
La regola aurea "Age quod agis" rischia di essere violata. Servire l'Unione, servire gli interessi generali, significa fare definitiva chiarezza e trarne le conseguenze. Il Consiglio direttivo dell'istituto si riunirà il 29 ottobre per le decisioni di politica monetaria ma potrebbe essere pure l'occasione per l'auspicata necessaria chiarezza.

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