L’accessibilità all’offerta culturale, in Italia come in altri Paesi, sta diventando un tema sempre più centrale: ricercato, auspicato, dibattuto. Dai musei ai teatri, dai siti UNESCO agli spazi destinati a...
L’accessibilità all’offerta culturale, in Italia come in altri Paesi, sta diventando un tema sempre più centrale: ricercato, auspicato, dibattuto. Dai musei ai teatri, dai siti UNESCO agli spazi destinati a esposizioni e manifestazioni contemporanee, sono molti gli attori culturali che vorrebbero aprirsi maggiormente alle persone con disabilità.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIEppure, mentre crescono l’interesse e la curiosità, molte istituzioni esitano, procedono a piccolissimi passi e hanno, in certa misura, paura. Anzi, sono spesso più paure a entrare in gioco: la paura di esporsi troppo; quella di non disporre di fondi sufficienti per garantire un’offerta accessibile anche minima; e, non da ultima, la paura di rapportarsi con le persone con disabilità.
La prima di queste paure è spesso dettata dalla scarsa conoscenza dei servizi, degli strumenti e dei testi che possono servire tanto a implementare l’accessibilità quanto a comunicarla adeguatamente. Il problema della comunicazione — non soltanto in formato accessibile, ma attraverso i giusti canali e con le giuste parole — è indubbiamente rilevante, ma è altrettanto vero che avvalendosi di collaboratori esperti, in prima istanza di persone disabili, i dubbi sono facilmente fugati.
La seconda paura è invece di carattere economico e gestionale. Per offrire servizi e percorsi accessibili servono risorse e persone che, all’interno dell’istituzione, se ne facciano carico, come di altre funzioni necessarie alla vita e alla crescita di un museo, di un teatro o di un festival. Non mancano, però, gli esempi di finanziatori esterni che scelgono di sostenere l’accessibilità. Si pensi a Müller Italia, che da quattro anni sostiene il grande progetto Arena per Tutti della Fondazione Arena di Verona, o alla Compagnia di San Paolo, che da tempo destina risorse crescenti a progetti volti a favorire la partecipazione delle persone con disabilità nei diversi contesti artistici: come co-creatori, come protagonisti e come fruitori.
C’è infine la terza paura: quella di non saper interagire adeguatamente — o, talvolta, anche solo di dover interagire — con le persone con disabilità. È una paura, questa, che nasce spesso dall’inesperienza nell’interazione con le persone disabili e che si ancora involontariamente a pregiudizi storicamente sedimentati. Ma nasce anche da difficoltà relazionali che sono, in fondo, forme di premura aprioristica: gli operatori culturali non esperti si chiedono se saranno capaci di comprendere le esigenze di queste persone, di accoglierle e di non commettere errori.
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