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Suicidio assistito, anche l'Umbria ha la sua legge

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

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PERUGIA - L’Umbria ha una legge sul suicidio medicalmente assistito. L’atto approvato ieri sera alle 19,25 va sotto il codice “148 bis”. Quando la presidente dell’assemblea legislativa Sarah Bistocchi scandisce quei numeri con l’aggiunta della formula di rito «pongo in votazione...» non riesce a trattenere un’incertezza nella voce. «Una giornata storica», sarà ribadito più volte. Qualche istante e il tabellone luminoso di Palazzo Cesaroni restituisce una conta dei voti che spariglia la geografia degli schieramenti. Nel centrodestra l’approvazione di alcuni emendamenti convince Laura Pernazza (FI), Enrico Melasecche (Lega) e Nilo Arcudi (Umbria Civica) ad astenersi. 
Pesa davvero tanto, invece, la scelta del pezzo più cattolico della maggioranza. La presidente Stefania Proietti aveva lasciato l’Aula per non votare. «Avrei voluto discutere ancora di più - la spiegazione - avremmo potuto fare di più. Rispetto alle cure palliative, il 30 gennaio abbiamo presentato il piano per il loro potenziamento... il valore intangibile della vita lo possiamo difendere dando forza a cure palliative, hospice e cure domiciliari. La mia non partecipazione è una scelta meditata e in parte sofferta». E pesa pure il voto contrario e deciso di Bianca Maria Tagliaferri della lista “Umbria Domani”, vicinissima proprio alla governatrice: «Il servizio sanitario dovrebbe garantire le cure piuttosto che accompagnare alla morte». 
IL PERCORSO
La legge denominata “Liberi subito” è il frutto di una proposta di iniziativa popolare. Nella sostanza quasi 5mila firme raccolte con l’eco delle parole di Laura Santi, morta il 21 luglio dello scorso anno a seguito di autosomministrazione di un farmaco letale fornito dal servizio sanitario regionale. 
«Questa legge è un atto di giustizia che non impone niente a nessuno, è la legge di Laura Santi - ha spiegato in Aula Fabrizio Ricci (AVS) nel presentare il testo - proprio Laura ci ha lasciato scritto: “Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, ma siamo noi a dover scegliere”. Un testo - ha proseguito Ricci - aggiornato e adeguato agli sviluppi giurisprudenziali degli ultimi mesi. La morte volontaria medicalmente assistita è un diritto che non introduciamo noi oggi. Questo compito spetterebbe al Parlamento, che però non si è mosso. Noi siamo chiamati a regolamentare un diritto che già esiste sancito da numerose pronunce della Consulta».
COME FUNZIONA 
Tecnicamente si tratta di una legge su tempi e procedure: «Perché le Regioni hanno competenza sui percorsi sanitari. La legittimità dell’intervento regionale in materia è fuori discussione e la sentenza della Corte costituzionale sulle leggi di Toscana e Sardegna lo ha chiarito», è stata la spiegazione dei promotori.
Il testo, aggiornato dalla Terza commissione, prevede che la Regione disciplini le modalità organizzative di accesso al procedimento di morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale. In pratica, ogni Usl dovrà istituire una commissione multidisciplinare per la verifica della sussistenza dei requisiti per l’accesso alla morte volontaria, formata da un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista rianimatore, uno psicologo, un medico legale e un infermiere. La commissione sarà integrata da un medico specialista nella patologia da cui è affetta la persona che richiede l’accesso alla morte volontaria e alle riunioni della commissione può essere invitato il medico di fiducia della persona interessata. La commissione trasmetterà la relazione medica al comitato etico regionale che poi comunicherà alla Usl il proprio parere. Le risultanze della verifica saranno infine trasmesse alla persona che ha richiesto di potersi autosomministrare il farmaco. 

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