Una squadra scintillante per oltre un'ora, poi impaurita dalla rimonta dell'Atalanta nell'ultima mezz'ora
Il quesito è inevitabile: a quale Milan dobbiamo credere e assegnare la fiducia per un domani esaltante? A quello, in verità spettacolare per la produzione calcistica, dei primi 66 minuti di calcio raffinato e geometrico, oppure a quello improvvisamente ostaggio del panico da rimonta e talmente arrendevole nell’ultimo tratto della sfida con l’Atalanta da far riapparire i fantasmi di un’altra occasione persa? Le risposte sul tema diventeranno diverse. Ma forse è il caso di ascoltare la saggia riflessione di Rabiot, uno dei giganti rimasto a presidiare la patria fino all’ultimo, il quale segnala che così si possono perdere dei treni fondamentali lungo la stagione che non sarà né breve e nemmeno sgombra di rischi.
Perché il punto è proprio questo. E cioè raggiungere una maturità da Milan, degna del suo passato glorioso e delle sue attuali ambizioni che, sotto sotto, non sono da mezza classifica. E la maturità vuol dire non solo migliorare l’organizzazione difensiva, già sottoposta a qualche pericolo nella prima parte ma tradire la sicurezza che i team di livello dimostrano proprio durante le curve a gomito delle loro partite. Con il Milan davanti 3 a 0, meritando tutto il bottino, non si può immaginare l’altro Milan che improvvisamente retrocede metro dopo metro, che annaspa forse anche assalito dalla fatica dopo il viaggio in Austria ma che soprattutto, nell’area di rigore, non ha il controllo militare necessario per impedire all’Atalanta di sfiorare addirittura il 3 a 3.
Il lavoro di Amorim è appena cominciato, bisogna ripeterlo per gli smemorati. Che a metà ottobre sia in grado di offrire quel calcio ammirato per 66 minuti, deve rappresentare un titolo di merito. Anche perché non è un prezioso regalo della fragilità del rivale nell’occasione. Già: il sistema di gioco che non è quello classico, e nemmeno quello sbandierato dai tabellini ma una sorta di 4-4-2 “mascherato”, comincia ad avere un profilo molto netto. E il merito non può che essere per esempio di Moreira che invece di dedicarsi esclusivamente alla fase offensiva, si applica a tornare, si applica a seguire Bellanova, a presidiare per evitare di farsi infilare alle spalle. Così come merita una citazione la posizione di Rabiot presentato come trequartista e invece centrocampista a tutto campo e a tutto gas, con quella forza nei piedi, sia destro che sinistro, che gli consentono di diventare attore principale del tabellino negli ultimi tre turni del campionato.
Altra variazione al tema: vi ricordate delle critiche a Gonçalo Ramos per i tanti chilometri percorsi che gli avrebbero fatto perdere lucidità all’inizio? Bene: da ieri, in quella particolare classifica, svetta invece Pulisic che spiega la modifica di posizioni e anche di compiti avvenuta con la presenza stabile dell’americano. Se un’ora e passa di grande calcio e 3 gol di vantaggio non bastano è preoccupante il futuro. Se invece si cambia modalità complessiva, allora il futuro può riservare persino qualche sorpresa.