Un piano investimenti da 45 milioni di euro, per riorganizzare e potenziare i due siti produttivi del gruppo: a Flumeri (Avellino) e a Giano (Perugia). Li ha annunciati a Il...

Un piano investimenti da 45 milioni di euro, per riorganizzare e potenziare i due siti produttivi del gruppo: a Flumeri (Avellino) e a Giano (Perugia). Li ha annunciati a Il Sole 24 Ore De Matteis Agroalimentare, tra i principali player del mercato mondiale della pasta secca, che ha chiuso il 2025 con un fatturato a 236 milioni di euro e che per il 2026 punta a una crescita dei volumi dell’8%.
Lo stabilimento di Flumeri - 90mila metri quadrati di superficie - vedrà un «aumento della capacità produttiva di circa il 30%», commenta l’ad, Marco De Matteis, che insieme con il presidente Cavaliere del Lavoro Armando Enzo De Matteis, guida l’azienda. «Contestualmente sarà avviata la realizzazione di un impianto fotovoltaico per sostenere la transizione ecologica dell’azienda, attiva come società benefit», aggiunge.
Per il sito umbro - 19.500 metri quadrati - è previsto «un incremento della capacità del 10%, con un forte focus sulla specializzazione nei formati speciali e ad alto valore aggiunto, come nidi e lasagne», dice.
Attualmente la capacità produttiva annua dei due hub è di 190mila tonnellate: il piano investimenti prevede di portare da 16 a 18 le linee produttive, con l’inserimento di una nuova linea per pasta corta e di una per pasta lunga. «Questi investimenti - aggiunge l’ad - avranno anche un impatto occupazionale ampiamente positivo su entrambi i territori coinvolti».
In un settore caratterizzato da una offerta molto varia, De Matteis risponde puntando sul valore della filiera integrata e sul «contrasto alla commoditizzazione della pasta che arriva fondamentalmente dalla concorrenza estera, che immette sul mercato enormi quantitativi di prodotto a qualità inferiore e a prezzi molto bassi e alle politiche di prezzo molto aggressive che si registrano sul mercato interno».
Se oggi la produzione private label per alcune delle principali insegne della grande distribuzione in Italia e all’estero rappresenta ancora l’80% dei volumi aziendali, il brand Pasta Armando – nato dal progetto di filiera grano 100% italiano avviato 16 anni fa e lanciato sul mercato nel 2020 – continua a rappresentare il prodotto di punta per il riposizionamento dell’azienda: solo nel 2025 le vendite sono aumentate del 18%.
Il grano duro con cui è realizzata è coltivato in nove regioni italiane dagli agricoltori che aderiscono al Patto Armando, secondo un rigoroso disciplinare che definisce l’elevato contenuto proteico da raggiungere (almeno 14,5%) e le pratiche agronomiche, che permettono una concreta tutela del territorio.
«In 16 anni - spiega De Matteis - la Filiera Armando ha prodotto risultati concreti su più fronti: per gli agricoltori, riconoscendo in premialità oltre un milione di euro l’anno rispetto al prezzo medio del grano sul mercato e producendo rese superiori del +20% rispetto alla media nazionale; per i consumatori, portando sul mercato la prima pasta da agricoltura convenzionale certificata con il “metodo zero residui di pesticidi e glifosato” dall’ente terzo Bureau Veritas».
La filosofia del brand sta inoltre travalicando i confini della sola pasta secca: la linea (e il metodo) Armando si stanno infatti estendendo anche a condimenti rossi, pesti e alla birra artigianale prodotta con malto da filiera agricola irpina. Una gamma complementare che oggi incide per il 5% sul business e che mostra ampi margini di crescita.
Pur mantenendo un solido focus sul canale interno italiano, considerato strategico, l’azienda si sta consolidando anche all’estero: negli Usa, dove è presente dal 2019 con una filiale, nel Regno Unito e nei Paesi del Nord Europa, presidiati sia con il marchio Baronia, destinato esclusivamente ai mercati esteri, sia attraverso partnership di fornitura private label.
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