In tempi di etichette a semaforo Nutriscore che separano i cibi “buoni” dai “cattivi”, di health warning sulle etichette dei prodotti alcolici alla stregua di quanto avviene per...

In tempi di etichette a semaforo Nutriscore che separano i cibi “buoni” dai “cattivi”, di health warning sulle etichette dei prodotti alcolici alla stregua di quanto avviene per le sigarette, per non parlare della sugar tax per scoraggiare i consumatori - nella convinzione (tutta da dimostrare) che chi non riesce a tenere a bada la propria linea, almeno sarà più attento al portafoglio - gli italiani continuano a preferire un criterio di scelta personale.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIÈ quanto è emerso dalla ricerca di Swg presentata oggi alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’incontro, organizzato dalla Fondazione De Gasperi, intitolato “La libertà di scegliere: tra tutela collettiva e diritti individuali”, nel corso del quale è stato indagato il ruolo delle normative alimentari e dell’intervento pubblico nelle scelte dei cittadini.
E in quest’ottica la ricerca Swg ha analizzato proprio l’atteggiamento prevalente degli italiani in materia di scelte alimentari.
Il 71% vuole educazione alimentare al posto di tasse e divietiLa ricerca ha evidenziato come il 72% degli intervistati ritiene che la protezione della collettività non debba limitare la libertà di scelta nei consumi dei prodotti alimentari, mentre il 71% considera più efficace una informazione adeguata e una educazione alimentare corretta rispetto a tasse e divieti che possano indurre a promuovere stili di vita più sani ‘suggerendo’ o elaborando una suddivisione fra “cibi buoni” o “cibi cattivi”.
Sempre il 71% degli intervistati evidenzia invece la necessità di avere un equilibrio tra tutela della salute e autonomia personale: il 53% ritiene che le norme siano più accettabili quando vengono applicate equamente a tutti.
A questi dati si aggiunge che gli italiani sono consumatori auto-consapevoli: il 65% di loro, infatti, ritiene si essere capace di orientarsi nel panorama complesso della nutrizione e della salute, così come, la stessa percentuale, non vuole rinunciare ad esercitare alla propria possibilità di scegliere quali prodotti consumare.
L’eccesso di regole minaccia anche l’identità made in ItalyUna libertà che per il 55% dei cittadini rischia di essere compromessa dalla troppa regolamentazione che, oltre a produrre un danno alla loro libertà, rischia concretamente di far venire meno l’identità culturale italiana che ci indentifica nel mondo attraverso il made in Italy e attraverso la capacità di saper produrre cibi sani, di qualità, controllati e ben fatti.
Senza chiarezza e partecipazione le norme alimentari perdono di credibilità: ne è certo il 68% (+9% rispetto alla media europea) e la legittimità di una norma non può prescindere dalle evidenze scientifiche (in un senso e nell’altro aggiungeremmo), lo sottolinea il 46% degli intervistati (+15% media europea) che ribadisce come la loro fiducia sia riposta in chi produce conoscenza verificabile e indipendente.
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