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Sondaggi politici, perché Vannacci cala? I 5 motivi dal voto utile all'effetto meme

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

L'ultimo sondaggio, realizzato da Swg per La7, ha del clamoroso per come erano le precedenti rilevazioni: Vannacci, secondo quest'ultima analisi, sarebbe al 5,4 o 5,6% a seconda che nel...

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L'ultimo sondaggio, realizzato da Swg per La7, ha del clamoroso per come erano le precedenti rilevazioni: Vannacci, secondo quest'ultima analisi, sarebbe al 5,4 o 5,6% a seconda che nel campo largo diventi candidato premier Schlein o Conte.

Rispetto a quelli di due o tre mesi fa, sono circa 3 punti in meno, visto che il generale era salito fino all'otto per cento, superandolo in alcuni casi. L'effetto Vannacci è già finito? Forse no, ma dietro al calo nei sondaggi ci sono almeno cinque fattori.

L'usura del tempo. Banalmente, oggi, Vannacci non è più una novità. Lo è stato, ora non lo è più. E' un fenomeno classico, normale, scontato. Specie in un mondo, quello della comunicazione e quello reale, dove tutto si "brucia" in fretta. I film, i tormentoni estivi, le serie televisive. Un "prodotto" emerge, fa il "botto", sparisce. Meteore spesso, salvo eccezioni naturalmente. E' un po' l'effetto must-watch: tutti devono, dobbiamo, vedere un determinato contenuto. In parte, funziona anche con la politica. Poi il tempo passa, il mondo va avanti, veniamo presi da altri fenomeni, da altre "attrazioni" del circo mediatico e non, e il resto passa in secondo piano. E' quello che sta succedendo a Vannacci: dopo una fase iniziale, paga l'usura del tempo. Era quello su cui contavano Meloni e il centrodestra, poi bisogna vedere se dura.

Lo spazio di manovra a destra. Vannacci esiste, e prende consensi, se ha uno spazio di manovra a destra.

Cioè se la destra - al netto dei giudizi di valore e del fatto che ovviamente chi vota a sinistra non sarà mai d'accordo su certe "ricette" - non fa la destra. E' quello su cui puntava il generale, parlando di Futuro Nazionale come della "vera destra", quella dura e pura, quella dai "valori non negoziabili" mentre invece Meloni in quattro anni di governo (proprio in questi giorni, era il 22 ottobre 2022 quando lei e i suoi ministri hanno giurato al Quirinale) si è "imborghesita" (Vannacci non dice così ma il senso è quello), non ha rispettato le promesse, è diventata morbida con l'Europa, sull'immigrazione, sulla sicurezza. La premier, invece, dopo Bari ha dato una sterzata.

E' tornata a fare pressing sulla Ue, chiedendo più flessibilità e ponendosi in posizione euro-critica con Bruxelles. Ha varato le norme, magari difficilmente applicabili, sul tetto degli stranieri che non parlano italiano nelle classi. Adesso ha cavalcato l'onda securitaria dopo i fatti di Milano, schierando l'Esercito (500 soldati in più), introducendo il fermo preventivo di 24 ore per i minori e provando a far passare i poteri speciali per i militari, bloccati dal Colle. Al di là di quello che entra e di quello che esce, anche qui conta più l'immagine, la narrazione, che la sostanza: Meloni è tornata a fare la Meloni-1, la leader di destra-destra. Ed è chiaro che, se è così, Vannacci ha meno spazio.

La legge elettorale e il voto utile. L'approvazione definitiva della legge elettorale, "certifica" quello che già si sapeva: Vannacci, fuori dalla coalizione di centrodestra dove al momento si colloca, viene penalizzato dal voto utile. Cioè, di fatto, se un elettore di destra o centrodestra vota per lui, finisce per favorire la vittoria del centrosinistra. E' un dato di fatto incontrovertibile, sul quale la maggioranza di governo sta puntando molto. Per questo Meloni insiste sul concetto di "campo larghissimo" (centrosinistra+Vannacci), per questo tutti gli esponenti del centrodestra ripetono - quando gli chiedono se Vannacci sarà loro alleato - che è lui ad essersi messo fuori dal perimetro della coalizione, votando con le opposizioni. Meloni, in aula a Montecitorio, è stata anche efficace nel ricordare a Laura Ravetto, passata con Fn, di essere stata eletta con i voti del centrodestra per poi votare contro le proposte - vedi lo Stabilicum - del centrodestra. Su questo argomento battono anche le trasmissioni orientate a destra, che infatti hanno invitato Vannacci per smontarne narrazione e retorica.

I tetti trattati e la sintonia del Paese. Visto che le situazioni variano in fretta, Vannacci al momento sembra aver perso il treno della sintonia con il Paese. Il suo cavallo di battaglia è l'immigrazione clandestina, in generale la presenza di stranieri, l'islamofobia. Ma nelle ultime settimane, o comunque dopo l'estate, il focus si è spostato più sulle questioni economiche: bollette, benzina, situazione in generale. Anche le proteste di Milano hanno più un risvolto di rivendicazione "consumistica" (spacco le vetrine per prendermi il piumino che non mi potrei permettere) e su questo Vannacci sembra rimasto indietro. Senza contare, o meglio contando, gli scivoloni: le classi differenziate per i bambini disabili, il negazionismo sul femminicidio (e le battute sessiste sulle "donne senza gonne"). Frasi, affermazioni, che allontanano fette importanti di elettorato.

Il boomerang dell'effetto meme. I social vanno usati nella comunicazione politica. Ma vanno maneggiati con cura. Il confine tra essere popolari e diventare dei meme è molto labile. E Vannacci, tra i meloni mostrati in estate (battuta facile, già fatta per altro proprio dalla premier), i video da antico romano con l'Intelligenza artificiale, quelli in costume da bagno per il tormentone della sfida tra nuoto e maratona con Matteo Renzi (divertente forse all'inizio, poi stantia nel seguito: Renzi, da abile comunicatore qual è, è già passato oltre dicendo che poi alla fine conta il confronto politico, perché quello è il "lavoro" di chi si presenta alle elezioni) producono l'effetto macchietta. Che magari aiuta nell'aumentare i followers, ma meno i consensi.

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