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Tenersi le scorte. L'Italia valuta la reazione all'accordo Usa-Russia sul gasolio

Дата публикации: 13-10-2026 14:13:00


La ricostruzione della telefonata tra il ministro italiano Pichetto e il segretario americano all'Energia Wright, che ha aperto la strada all'accordo del G7 sull'accelerazione per rilasciare le riserve. Poi il colpo di scena: Washington tratta con Mosca e Roma valuta il dietrofront. Pichettoa HuffPost: "Ormai si vive non alla giornata, ma a ore"


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Fine settembre, Stretto di Hormuz chiuso, rubinetto del gas con la Russia sigillato, bollette degli italiani impazzite. Queste le sconfortanti certezze che accompagnano Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, mentre entra nel suo ufficio romano, sulla Cristoforo Colombo. All’ordine del giorno un appuntamento delicato: la telefonata con il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright. Il tema è il nucleare, dossier caro al governo italiano. Ma la svolta arriva alla fine della chiacchierata, quando Pichetto chiede se davvero Donald Trump, come andava minacciando, vuole vietare l’esportazione del gasolio made in USA. Un altro fardello per l’Europa. Wright, petroliere con l’amore per le trivellazioni, suggerisce un’exit strategy: “Ministro, convinci la tua collega tedesca a rilasciare le riserve di gasolio”. Pichetto chiama Berlino, sente anche il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen. La palla passa a Palazzo Chigi.  

Si arriva così al G7 del 2 ottobre, summit straordinario in videocall, che cede alla pressione di Trump, a sua volta in panico per le elezioni di midterm. Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Giappone: le principali economie mondiali rilasceranno circa 100 milioni di barili di gasolio e greggio per contrastare l’aumento dei prezzi dei carburanti. Una vittoria della Casa Bianca, in festa, sugli europei. “Una risposta coordinata alla volatilità dei mercati energetici”, è la definizione scelta da Giorgia Meloni.

Passano i giorni. Il problema del caro energia rimane sul tavolo delle cancellerie europee. Ma anche il prezzo al gallone negli USA non scende. Trump cambia centralino e parla con Vladimir Putin: “Un grande presidente, lo ringrazio molto”, dice annunciando un altro accordo, che sospende le sanzioni sulle esportazioni di gasolio per consentire alla Russia di immetterne sul mercato americano e abbassare i prezzi. Pochi i dettagli: per Trump la Russia esporterà sui mercati internazionali 300.000 tonnellate di gasolio immediatamente; 500.000 tonnellate a novembre; un milione di tonnellate dopo novembre e, se le condizioni lo permetteranno, altri tre milioni di tonnellate in seguito. Poco, comunque poco. Prima degli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie, iniziati nel 2024, Mosca era in grado di esportare circa 100mila tonnellate di gasolio al giorno.

Tra un patto e un altro, infuria la tempesta internazionale che vede il voltafaccia trumpiano ai danni di Volodymyr Zelensky: “L’Ucraina scelga un altro presidente”, è la nuova linea della Casa Bianca. Nel governo italiano osservano stupefatti, ma nulla si muove. Giorgia Meloni non esprime sostegno pubblico nei confronti del presidente ucraino, lascia sullo sfondo il sostegno militare ma inizia a dubitare, di nuovo, della linea di Washington.

Il problema numero uno di Chigi è energetico. Lo sa bene Pichetto, che si affaccia dalle parti della Camera, dove il suo collega, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti introduce la manovra finanziaria con rinnovata prudenza: “Si annunciano nuvoloni all’orizzonte”. Su sollecitazione di Huffpost, Pichetto ritorna sul gas: molti industriali stanno esercitando pressione sul governo per riaprire il rubinetto russo; il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, chiede un approccio "non ideologico" sull'energia. “La posizione dell’Italia è quella europea: ci sono le sanzioni sulla Russia e poi, comprare gas russo non cambia niente”, è netto Pichetto. Darebbe sollievo al mercato, ragionano gli imprenditori: “A noi non cambia nulla o quasi, in realtà”. 

E poi c’è Trump. Pichetto non va allo scontro con alleato americano. Preferisce sottolineare che, al netto del nuovo accordo sulle scorte chiuso al G7, ci sono alcuni Paesi europei, come la Francia e la Germania, che ancora non hanno rilasciato l’ammontare riserve di gasolio concordato a marzo scorso tra i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia. 

L’Italia, secondo i dati Nomisma, consuma 24 milioni di tonnellate di gasolio all’anno. Le scorte ammontano a circa tre mesi, quindi circa 6 milioni di tonnellate di gasolio, anche se secondo gli esperti sono ridotte. Inoltre, a marzo il governo Meloni aveva annunciato il rilascio di 9 milioni e 966 mila barili. Mentre solo qualche giorno fa la Francia ha promesso di liberare 10 milioni di barili di gasolio in tre mesi per placare le tensioni sul prezzo dei carburanti. 

Ma il pensiero di Pichetto va in America, dal suo collega Wright. Gli europei non erano stati avvisati del deal americano con Mosca. Un accordo stretto pochi giorni dopo quello concordato al G7. Lo scenario rischia di cambiare: “Dopo l’accordo sul diesel russo vediamo se dobbiamo rilasciare le nostre scorte”, getta lì il ministro dell’Energia italiano. Un potenziale scontro con Trump, postumo al sodalizio con la Russia. “Visto che gli USA hanno chiuso questo accordo” con Putin “ora valutiamo cosa fare noi, dico questo”, ragiona Pichetto, che ventila un dietrofront e ammette i tormenti dell’esecutivo. “Ormai si vive non alla giornata, ma a ore”. 

Tirarsi indietro dall’accordo stretto in sede G7, però, “non si può”, spiega Davide Tabarelli, fondatore di Nomisma, che ammette di “non capire il legame con il patto sul diesel Trump-Putin”, ipotizzato da Pichetto. Per l’esperto “il collegamento non c’è”. Anche perché “parliamo di cose molto teoriche”. Nel mondo “mancano 1,8 milioni di barili al giorno”, l'ammontare offerto dalla Russia rappresenterebbe lo 0,1%, ma “non sappiamo neanche davvero quanto ne abbia” da mettere sul mercato. 

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