Il leader leghista parla di misura "di buon senso" e risponde al presidente Patuelli: "Nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbano essere mazzolati". Il vice dell'Associazione bancaria italiana: "Intervento non concordato". Tajani: "Non aggredire sistema bancario"
È ancora scontro tra il governo e le banche, che accusano l'esecutivo di non essere state informate della nuova richiesta di un contributo da 5 miliardi previsto nella legge di Bilancio 2027. "Nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbano essere mazzolati", è il messaggio del presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Antonio Patuelli, che parla di "accordi da rispettare". Un allarme ribadito dal suo vice, Gianfranco Torriero: il prelievo contenuto nel Dpfp "è assolutamente non concordato, diversamente di quello che è avvenuto per gli ultimi due anni (4,5 miliardi nel 2024 e oltre 10 miliari su tre anni nel 2025)".
La misura, caldeggiata soprattutto dalla Lega e meno da Forza Italia, ha innescato un duello con il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. A su difesa è sceso il vicepremier Matteo Salvini: "Sorprendenti le parole del presidente dell'Abi Antonio Patuelli, che tirando in ballo addirittura la Costituzione lamenta che i banchieri siano economicamente 'mazzolati'. I numeri, buon per loro, raccontano l'esatto contrario: 25,5 miliardi di utili nel 2022, 40,6 nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025. E quest'anno si prevedono profitti per oltre 50 miliardi di euro. Nel frattempo, tra il 2022 e il 2025, le banche hanno chiuso 2.510 sportelli e lasciato a casa 12.900
dipendenti. Senza dimenticare che nel 2025 il loro tax rate effettivo è stato del 19,2%, una tassazione ben inferiore a quella di altre imprese". Per il leader leghista si tratta di "profitti giganteschi che derivano soprattutto dagli interessi e dalle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese" e "chiedere un contributo di almeno 5 miliardi di euro a uno dei settori più ricchi e tutelati d'Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso".
Frasi che arrivano alle orecchie di Antonio Tajani, leader di FI: "Per principio sono contrario a tassare gli extra profitti perché non esistono gli extra profitti, né in diritto né in economia. È un conto dare un contributo, se ne può discutere, sono favorevole a un confronto anche con il sistema bancario. Non sono favorevole a un'aggressione violenta, anche verbale, nei confronti delle banche perché sono parte del nostro sistema economico".