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Dal marmo del Duomo alle crisi globali: la svolta della logistica da servizio invisibile a infrastruttura di Paese

Дата публикации: 09-10-2026 09:31:42

In questi giorni Milano è stata la capitale mondiale delle spedizioni ospitando il FIATA World Congress 2026, il grande appuntamento itinerante che ogni anno riunisce la comunità internazionale degli spedizionieri...

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In questi giorni Milano è stata la capitale mondiale delle spedizioni ospitando il FIATA World Congress 2026, il grande appuntamento itinerante che ogni anno riunisce la comunità internazionale degli spedizionieri e degli operatori della logistica. Quest’anno il capoluogo lombardo ha accolto delegati di FIATA provenienti da più di cento Paesi e per un congresso di spedizionieri questo è perfettamente normale: probabilmente siamo una delle poche professioni al mondo per la quale la parola “internazionale” non rappresenta un’ambizione, ma fa parte della descrizione del proprio lavoro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’appuntamento di quest’anno assume un valore civile e simbolico del tutto straordinario, perché intreccia due traguardi fondamentali: i cento anni di FIATA e gli ottant’anni di Fedespedi. Nel 1926, a Vienna, sedici associazioni europee – tra le quali figurava anche l’associazione degli spedizionieri di Trieste – fondarono la FIATA. L’Europa era allora un continente segnato dalle ferite di un conflitto devastante, con confini ridisegnati e un forte clima di sfiducia tra le nazioni. Gli spedizionieri intesero un principio essenziale: la prosperità e la pace tra i popoli dipendono direttamente da ciò che si permette di far varcare a una frontiera. Non soltanto merci, ma anche idee, competenze e fiducia reciproca. Vent’anni dopo, nel 1946, nacque Fedespedi, nello stesso anno in cui l’Italia sceglieva la Repubblica e le donne votavano per la prima volta. Se il nostro Paese si è trasformato in una grande potenza industriale ed esportatrice, quel celebre miracolo economico non fu affatto un evento fortuito, ma il frutto costruito giorno per giorno attraverso spedizioni, polizze di carico, dichiarazioni doganali e il lavoro instancabile di migliaia di imprese.

Oggi la logistica non può più essere considerata una funzione secondaria o invisibile da confinare dietro le quinte dell’economia. I recenti stravolgimenti geopolitici, le crisi nei punti di snodo marittimi, il ritorno dei dazi e la riorganizzazione delle filiere hanno dimostrato che le supply chain non funzionano da sole e che la stabilità dei mercati richiede competenze professionali avanzate. Con un export italiano che ha raggiunto nel 2025 il valore record di 643 miliardi di euro, la rete operosa rappresentata da Fedespedi – circa 1.600 aziende e 60.000 lavoratori tra realtà familiari e gruppi globali – costituisce l’infrastruttura immateriale che sostiene la competitività del Made in Italy nel mondo.

La scelta di Milano come sede dell’edizione 2026 rispecchia una vocazione storica profonda. Snodo naturale tra i porti del Mediterraneo e i valichi alpini, Milano è da sempre la cerniera commerciale tra il Sud e il Nord Europa. La sua stessa storia architettonica racconta una straordinaria vicenda logistica: i marmi di Candoglia impiegati per costruire il Duomo giungevano dal Lago Maggiore navigando lungo i Navigli fino al cantiere nel centro della città. Sui blocchi veniva incisa la sigla AUF, “ad usum fabricae”, che garantiva l’esenzione dai dazi. Si trattò di una vera e propria forma ante litteram di facilitazione doganale, a testimonianza di come la semplificazione dei flussi commerciali appartenga al DNA storico del nostro territorio.

Tutta l’Italia vanta una profonda e radicata tradizione di connessione globale, dai mercanti marittimi di Genova e Venezia fino alle grandi esplorazioni geografiche in epoca moderna. Quando Cristoforo Colombo salpò verso ponente guidava la ricerca di una rotta alternativa; a distanza di ben cinque secoli, individuare rotte efficaci di fronte agli imprevisti geopolitici e ai blocchi delle catene di fornitura è diventato il compito quotidiano degli spedizionieri. Come osservava Umberto Eco parlando della traduzione come arte di connettere culture diverse, il nostro lavoro consiste in un’incessante opera di traduzione: convertiamo le esigenze dell’esportatore nella lingua del vettore, armonizziamo normative doganali complesse e trasformiamo le attese dei mercati in date d’arrivo certe. Mantenere aperti i ponti del commercio e del dialogo globale è lo spirito che guidava i fondatori del 1926 e che continua a definire il valore strategico della logistica di oggi.

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