"Non si utilizzino logiche farlocche, non ce la beviamo"
"Ribadiamo quanto già prospettato
dagli amministratori pubblici piemontesi e liguri sulla
necessità e la fattibilità di acquisto sul mercato di coils neri
(rotoli di lamiera in acciaio laminati a caldo, ndr)". Così le
rsu Fiom Adi in As e Ilva in As Genova rispondono alla nota
emanata da Acciaierie in amministrazione straordinaria
contenente le motivazioni che portano allo stop dell'apparato
produttivo coinvolgendo anche gli impianti di laminazione a
freddo.
"I rotoli a caldo sono il prodotto siderurgico più esportato
e la reperibilità sui mercati internazionali è adeguata. Nel
2025 ne sono stati esportati più di 80 milioni di tonnellate -
prosegue la nota -. Le forniture possono essere comunitarie, con
tutto l'interesse dei produttori europei a saturare i propri
impianti in un periodo di domanda interna bassa (Eurofer prevede
crescita complessiva del consumo apparente dello 0,1 % per il
2026) o da Paesi terzi: qualche trimestre addietro è stato
raggiunto il record di importazioni di prodotti siderurgici in
Europa con i rotoli a caldo. Questo dimostra l'ampiezza
dell'offerta".
"Non sottovalutiamo la difficoltà di questa operazione -
proseguono le rsu - ma riteniamo che non generi diseconomie tali
da giustificare lo stop degli impianti di laminazione a freddo
di tutta l'Area Nord. L'acquisto sul mercato di questo prodotto
è sempre conveniente e avverrebbe a prezzi sicuramente inferiori
ai costi di produzione interni: questo vale soprattutto per il
materiale importato da Paesi terzi. Quei prezzi già competitivi
lo sono oggi ancor di più in conseguenza della svalutazione del
dollaro" e questo "permetterebbe di compensare" eventuali
"diseconomie". Il passaggio "da essere produttori a ciclo
integrale a essere temporaneamente rilaminatori "è gestibile e
forse economicamente conveniente. I lead time dell'Ilva sono
elevati e superano i 3 mesi. L'acquisto di rotoli a caldo
ridurrebbe il tempo che separa l'ordine dalla consegna, il
contrario di ciò che dice l'azienda - concludono le rsu -. Anche
noi riteniamo che il dibattito politico sindacale debba tenere
conto dell'intero quadro, giudiziario e industriale, ma va fatto
con giuste argomentazioni. Non si possono fermare gli impianti e
mandare migliaia di lavoratori in cassa con logiche farlocche
perché non ce la beviamo".
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