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Importazioni ed esportazioni di grano italiano

Дата публикации: 28-09-2026 14:14:32

L’Italmopa, associazione dei mugnai italiani, ha comunicato che “nel primo semestre del 2026 le nostre esportazioni di farina di frumento tenero hanno raggiunto 202.654 tonnellate, registrando una crescita del 14,83% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una progressione che spinge le proiezioni per la fine dell’anno verso il traguardo delle 400.000 tonnellate. A trainare la crescita sono soprattutto
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L’Italmopa, associazione dei mugnai italiani, ha comunicato che “nel primo semestre del 2026 le nostre esportazioni di farina di frumento tenero hanno raggiunto 202.654 tonnellate, registrando una crescita del 14,83% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una progressione che spinge le proiezioni per la fine dell’anno verso il traguardo delle 400.000 tonnellate. A trainare la crescita sono soprattutto gli USA, che conquistano la leadership della classifica export grazie a un balzo record del +38,42% nel semestre. Gli Stati Uniti si posizionano così come il principale mercato di esportazione, lasciandosi alle spalle Francia (+9,22%), Germania (+11,11%) e Spagna (+23,1%).”

La produzione di grano in Italia

Il nostro Paese produce annualmente (dati del 2025) circa 2,5 milioni di tonnellate di grano tenero e ne importa circa 6,7 milioni di tonnellate. Inoltre buona parte delle sementi utilizzate in Italia sono di importazione. La farina di grano tenero viene utilizzato sia per uso domestico, sia artigianale e industriale, per fare prodotti da forno come pane, pizza, biscotti, panettoni, colombe, grissini, crackers, ecc.

La produzione industriale italiana di questi alimenti ammonta a circa 1,5 milioni di tonnellate e almeno il 50% viene esportato.

Una situazione analoga si verifica per il grano duro destinato alla produzione della pasta.  La produzione nazionale annuale è di circa 3,6 milioni di tonnellate, l’import è di poco meno di 3 milioni di tonnellate. La pasta prodotta in Italia ammonta a 4,2 milioni di tonnellate di cui circa 2,5 milioni (pari a circa il 60%) sono esportate.

Anche se molto si parla dei grani antichi, la loro produzione in Italia dovrebbe essere soltanto dell’1–2% rispetto alla produzione totale.

Il ruolo dei mugnai italiani

Nella filiera della produzione dei derivati del grano è molto importante il ruolo dei mugnai, che selezionano e controllano il grano da macinare per verificare la presenza di eventuali contaminanti prima di trasformarlo in farina (grano tenero) o semola (grano duro). In questo modo si garantisce ai trasformatori (semplici cittadini, artigiani e industriali) un prodotto sicuro. L’abilità dei mugnai italiani è riconosciuta anche all’estero, tanto che il loro prodotto viene anche esportato.

Le nostre industrie alimentari riescono a trasformare le farine e le semole in alimenti di ottima qualità e sicurezza, molto apprezzati nei mercati internazionali. Il 50% della nostra produzione viene esportato.

L’import è fondamentale

La nostra dipendenza dall’importazione comporta sicuramente un aumento dei costi energetici legati ai trasporti ed è molto preoccupante.

Eventuali crisi climatiche nei Paesi produttori, una maggiore richiesta da parte di Paesi emergenti, difficoltà nei trasporti, eventi bellici ecc. potrebbero diminuire o bloccare le nostre importazioni. Le conseguenze potrebbero essere drammatiche, a causa di una ridotta disponibilità per i consumi interni di alimenti che sono alla base della dieta mediterranea. I prezzi al consumo subirebbero una forte impennata e inoltre le nostre esportazioni potrebbero subire un calo molto importante.

L’aspetto paradossale è che sono in molti ad invocare una sorta di autarchia, soprattutto per la pasta, chiedendo di evitare quella prodotta con grano di importazione, facendola ritenere meno sicura. Si tratta di un messaggio fuorviante e falso perché tutti i prodotti messi in commercio legalmente sono sicuri, italiani o di importazione.

Sarebbe, invece, molto utile cercare di ridurre la dipendenza dalle importazioni per evitare il pericolo di trovarsi di fronte a crisi alimentari dovute alla mancanza di materie  prime.

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