L'allenatore opta per la corsa a discapito della tecnica del croato: più sprint e velocità
Ma chi l'avrebbe detto mai: in questo momento e con il 3-4-2-1 di Ruben Amorm, Yunus Musah è il titolare del Milan a discapito di Luka Modric. La reazione è un misto tra stupore ed incoscienza, ma non c'è nulla di folle in tutto questo; d'altronde, lo ha detto anche lo stesso allenatore direttamente dalla pancia dell'Olimpico di Roma: «Non sono pazzo». Semplicemente, è ciò che il campo richiede: con l'americano, la squadra rossonera acquista corsa e muscoli, forza nei contrasti e atletismo, tutte caratteristiche che il croato, alla sua veneranda età, non può garantire. Poi è chiaro che non sia tutto così rosso o nero: dipenderà dalla partita, dall'avversario, dalle condizioni fisiche di ognuno e da chi può giocar loro di fianco. Ma, tra Benfica e Lecce, nessuno dovrà meravigliarsi se il Pallone d'Oro del 2018 verrà messo in panchina per far spazio a Musah.
La sfida di sabato scorso contro la Lazio ha dato prova di ciò che serve di più al Milan in questo momento della stagione: con Modric - ma non solo per suoi demeriti, sia chiaro - la formazione rossonera perde in volume di corsa e di pressing, mentre con Musah aumenta la capacità di mettere in pratica con efficacia alcuni dei principi senza palla di Amorim. La differenza della media distanza/velocità tra i due all'Olimpico è tutta a favore dell'americano: Musah conta 12 sprint a fronte dei 5 di Modric, ha segnato 10 kilometri orari in più di velocità massima (36 a 26,6), ha percorso 300 metri in più (906 metri a 702) con una corsa di media intensità, ha raddoppiato la distanza (486 metri a 246 metri) di corsa ad alta intensità e anche alla massima velocità, cioè negli allunghi, ha percorso più metri. Numeri che, evidentemente, non sorprendono: sono due centrocampisti, due mediani, ma giocano a calcio in maniera completamente diversa.
Da Modric, Amorim non si aspetta le corse di Musah, ma una gestione sapiente e oculata del possesso palla, che sarebbe il modo principale con cui l'allenatore portoghese intende effettuare la fase difensiva della sua squadra. Con il croato, però, ci sarebbe bisogno di un impianto di squadra che lavori perfettamente per lui. Lo ha spiegato lo stesso tecnico nel post Lazio: «Dobbiamo essere davvero bravi con il pallone per far sentire Luka a suo agio nella partita. Se trasformiamo la gara in continui capovolgimenti di fronte e corse all'impazzata, non è il tipo di partita per Luka. Ed è per questo che abbiamo cambiato impostazione nel secondo tempo inserendo Musah: avevamo capito che ci serviva un po' più di passo in mezzo al campo. In più penso che Luka si abbassasse troppo vicino ai centrali di difesa, trovandoci così con quattro giocatori solo per iniziare l'azione e con meno uomini tra le linee. Possiamo giocare con Luka e lo abbiamo dimostrato nelle ultime partite, ma per farlo dobbiamo trasformare la gara in un dominio di possesso e controllo. Se la trasformiamo in una gara di corsa, per lui diventa impossibile». Il lavoro da fare è, dunque, tanto. Non è lesa maestà preferire Musah a Modric, ma solo una necessità di campo di un Milan in piena ricostruzione. Che non lo si sarebbe mai detto, questo sì, è assolutamente vero.