“Le ragazze sono più brave a leggere a ogni età. I ragazzi possono raggiungerle?”. Se lo è chiesto il New York Times il 30 gennaio e ha attirato subito la mia attenzione, perché dopo tanti anni spesi (giustamente) a preoccuparci delle difficoltà delle studentesse in matematica, si puntano i riflettori sull’altro gender gap, quello che […]
“Le ragazze sono più brave a leggere a ogni età. I ragazzi possono raggiungerle?”. Se lo è chiesto il New York Times il 30 gennaio e ha attirato subito la mia attenzione, perché dopo tanti anni spesi (giustamente) a preoccuparci delle difficoltà delle studentesse in matematica, si puntano i riflettori sull’altro gender gap, quello che vede arrancare gli studenti di sesso maschile. Non è una scoperta recente che le femmine partano avvantaggiate con le lettere sui banchi di scuola, e il divario non viene colmato crescendo. Secondo gli ultimi test Pisa (quelli pubblicati nel 2023, perché i risultati delle prove del 2025 non sono ancora noti ) le quindicenni superano i coetanei nelle capacità di lettura in 79 paesi su 81, Italia compresa. La novità è che negli Stati Uniti e nel mondo sta crescendo l’allarme generale sul declino delle “reading skill” tra i giovani di entrambi i sessi. Gli esperti, dunque, si preoccupano di come tendere una mano a chi era già indietro e non può permettersi di arretrare ancora. I maschi appunto.
Ovviamente parliamo di medie (ci sono ragazzi studiosissimi e ragazze che non aprono un libro). Ma questo vale anche per il gap nelle materie scientifiche (non sono mai mancati i casi di fanciulle brave con le equazioni). Le statistiche, del resto, servono a guardare i fenomeni dall’alto e a delineare le tendenze. Il presupposto è che qualunque differenza biologica nelle abilità cognitive è malleabile e impallidisce di fronte ai fattori sociali. Dunque è fuori, nella società, che vanno cercate cause e rimedi. Il quadro è questo: gli effetti nefasti del covid sull’apprendimento scolastico non sono ancora rientrati del tutto e anzi, su scala internazionale si continuano a perdere punti nella lettura. Quanto sono colpevoli i social media? E le modalità di insegnamento come dovrebbero evolvere?
Il dibattito è aperto, ma sembra evidente che gli interventi precoci abbiamo maggiori chance di successo. È probabile che molti bambini si rassegnino a essere meno bravi a leggere e a scrivere delle compagne, e che questa perdita di fiducia diventi una profezia destinata ad autoavverarsi (un fenomeno simile accade per le bambine alle prese con i numeri). Insomma, oltre a incoraggiare le “girls in science” è tempo di occuparsi dei boys? Si badi bene che in Italia la nuova sfida non cancella la vecchia. Mentre altrove il gap di genere in matematica e scienze si è molto ridotto, da noi è ancora troppo ampio. Un’ultima cosa: non perdiamo più tempo con il solito derby tra fautori del classico e dello scientifico. La contrapposizione tra competenze umanistiche e scientifiche è un falso problema, anche perché leggere e capire testi complessi è fondamentale per tutti, qualunque strada si voglia intraprendere.
(Pubblicato su 7/Corriere della Sera il 27 febbraio 2026, insieme al commento di Chiara Lalli)